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Baseball – La maledizione del Bambino: 86 anni senza vittorie

by Newgioco Staff
30 Dicembre 2020

Parliamo di Baseball oggi, lo sport più antico della tradizione sportiva americana, e di una curiosità legata a questo gioco. Ma facciamo una premessa d’obbligo: negli Stati Uniti, paese da sempre caratterizzato dalle grandi contraddizioni, c’è un elemento, una trave portante dei loro valori: lo sport.

Eh già, perché negli States lo sport è un elemento identificativo della cultura a stelle e strisce, e allora Baseball o Football che sia (americano, beninteso. Il nostro calcio è il loro soccer), è l’occasione per tenere alti gli ideali alla base della cultura statunitense. I papà accompagnano i figli alle partite, gli regalano il guantone che avevano usato loro al college, nella squadra scolastica, gli insegnano il valore del sacrificio e del lavoro di squadra.

E poco importa che poi nella vita di tutti i giorni accadano situazioni comuni che agli occhi di noi europei possano sembrare ridicole o assurde e soprattutto in netta controtendenza con il solido esempio dato dagli sport. Gli americani sono ancora lì, col loro bel cappellino da baseball calato sugli occhi, inorriditi da spettacoli impietosi che avvengono sugli spalti dei nostri impianti sportivi, come risse tra tifoserie ed esposizione di striscioni politici nelle curve.

No, loro no. Potranno anche avere la possibilità di acquistare armi nei supermarket e lasciarci le penne per non aver pagato un’esosa assicurazione medica, ma lo sport no, quello non si tocca. Dev’essere sacro.

Le icone sportive

E in questo contesto, è facile capire come le grandi icone sportive rivestono un ruolo nella cultura statunitense che non ha eguali nel Vecchio Continente. Sono letteralmente i “fari” che devono indicare la direzione giusta da seguire, con il loro buon esempio (almeno così dovrebbe essere). Tre nomi su tutti: in primis c’è Michael Jordan. ‘Air‘ è probabilmente l’icona sportiva americana più famosa in patria e all’estero. Al secondo posto, un altro sportivo il cui nome ha valicato confini geografici, politici ed è arrivato anche le generazioni più recenti: Mohammed Alì.

Potremmo sciorinare tonnellate di numeri per rendere la grandezza di questi atleti, ma per questi titani i numeri sono poca cosa. I numeri li offendono. E allora lasciamo che sia la risonanza dei nomi, a rendere omaggio a queste leggende.

Al terzo posto, infine, c’è un uomo della Old school. Da noi non è così famoso, eppure negli Stati Uniti il suo nome è legato indissolubilmente al mondo del Baseball, alla gioia della città di New York, e alla delusione della città di Boston: George “Babe” Ruth, soprannominato Bambino, per il suo volto innocente.

baseball babe ruth
Babe Ruth prende la 3° base // Photo credits (National Baseball Hall of Fame Museum)

The Bambino

Icona dei “ruggenti anni venti”, probabilmente il più grande lanciatore mancino di tutti i tempi, un campione sul diamante di gioco, e fuori dal campo di baseball noto principalmente per i suoi vizi di cui la stampa dell’epoca non mancherà di svelare tutti i dettagli: l’alcool e le donne. Rockstar ante-litteram, Ruth è stato uno dei primi sportivi intorno al quale è aleggiata una leggenda metropolitana: La maledizione del Bambino.

La vittorie con i Boston Red Sox

baseball Ruth Red Sox

Babe Ruth con la divisa dei Boston Red Sox, con la quale conquistò 3 World Series. Photo Credits (Wikipedia)

I Boston Red Sox, la squadra di baseball di Boston, così chiamata per via dei colori della tenuta (letteralmente Red Sox significa calzini rossi) si era aggiudicata Ruth nel 1914, e nel corso di soli quattro anni, i Red Sox divennero una delle franchigie più vincenti della lega di baseball, allora chiamata American League. Vinsero le finali, le cosiddette World Series nel 1915, nel 1916, e infine nel 1918. Sempre con Ruth sugli scudi.

Per chi vola alto, c’è sempre il rischio che la caduta sia terribile. Immaginate questo discorso per la squadra considerata la più forte franchigia di baseball dell’epoca. Al contrario, i New York Yankees non erano mai riusciti a raggiungere le finali. E qui ha il nodo cruciale la nostra storia.

Negli ottantasei anni della “maledizione” (dal 1918 al 2004) il trend fu completamente invertito: gli Yankees disputarono infatti trentanove finali delle World Series, vincendone ventisei (record assoluto per una squadra della Major League Baseball), mentre i Red Sox ne giocarono soltanto quattro, perdendole tutte alla settima partita.

Il passaggio ai New York Yankees

La stagione 1918 coincise con l’inizio del declino dei Boston Red Sox, ma la cessione di Babe Ruth ai New York Yankees avvenne soltanto nel gennaio del 1920. I motivi reali della cessione di questo incredibile giocatore si perdono negli aloni della leggenda, tuttavia, alcuni elementi ci permettono di ricostruire in parte la vicenda: l’allora proprietario dei Red Sox dell’epoca era Harry Frazee. Personaggio particolare, come non potrebbe essere altrimenti in questa storia.

Frazee, impresario teatrale, appassionato di baseball, personaggio multicolore e interessato principalmente dal profitto, aveva un’idea: coniugare tutto quello che aveva per le mani. In pratica Broadway e Red Sox. La vendita di Ruth agli Yankees permise di finanziare spettacoli a Broadway, che andava acquisendo sempre di più la fama di cui gode tuttora. Gli Yankees prestarono inoltre a Frazee la cifra (mostruosa per l’epoca) di trecentomila dollari per un’ipoteca sullo stadio dei Red Sox, il mitico Fenway Park, il più antico stadio di baseball d’America.

A oggi, tra Boston e New York esiste un’accesa e agguerrita rivalità sportiva. E i prodromi di questo “conflitto” che coinvolge non solo il baseball, ma anche il basket e il football, sono da ricercare negli investimenti di Frazee. Una sola mossa che diede il via a una amara contesa che andata ben oltre quello che Frazee avrebbe anche solo lontanamente potuto immaginare.

La diffusione della “Maledizione”

La Maledizione del Bambino divenne un fenomeno di costume nei primi anni novanta, in seguito alla pubblicazione del libro The Curse of the Bambino (1991) da parte del giornalista sportivo Dan Shaughnessy.

Della “maledizione” non si trova traccia prima degli anni novanta, come dimostrato dall’analisi degli archivi giornalistici dell’epoca: il New York Times non parlò mai della superstizione fino al 1991 ed anche i quotidiani di Boston utilizzarono questa espressione soltanto dopo la pubblicazione del libro di Shaughnessy.

Dal settembre di quello stesso anno iniziarono i primi cori al riguardo, cantati dai tifosi dei New York Yankees in segno di scherno contro i supporter dei Boston Red Sox, e ben presto negli stadi comparvero anche cartelloni e magliette raffiguranti Babe Ruth.

“Reverse the curse!”: La stagione 2004 e la fine della maledizione

Le celebrazioni per la vittoria della stagione 2004 al Fenway Park

Nel 2004 i Boston Red Sox iniziarono la stagione suscitando gli apprezzamenti degli addetti ai lavori; nonostante tutto, durante la regular season la squadra risentì di numerosi alti e bassi. Il 24 luglio, in seguito ad una decisiva vittoria al Fenway Park contro i rivali dei New York Yankees, i bostoniani riuscirono a qualificarsi per i play-off grazie alla wild card dell’American League di baseball.

Nel primo turno dei play-off i Red Sox affrontarono gli Anaheim Angels, campioni della West Division: vinsero per 3-0 una serie relativamente semplice e al pennant si apprestarono ad affrontare nuovamente gli Yankees.

La squadra di New York si aggiudicò le prime tre gare, portando la serie sul 3-0, dimostrando sul campo quella che sembrava una superiorità netta; tuttavia, sospinti dal pubblico del Fenway Park (per l’intera durata delle gare espose dei cartelli con la scritta We Believe), i Red Sox vinsero le gare 4 e 5 in casa ed impattarono sul 3-3 in trasferta, per poi chiudere in gara 7 una rimonta che li vide vincitori per 4-3 nella serie: non era mai capitato nella storia del baseball professionistico che una squadra sotto 3-0 in una serie dei play-off riuscisse a rimontare e a vincere.

La “maledizione del Bambino” cominciava a non fare più paura.

Alle World Series i Red Sox incontrarono i St. Louis Cardinals, autori di una stagione molto positiva; la squadra di Boston dominò la serie e con un perentorio 4-0 si aggiudicò il titolo della Major League Baseball dopo 86 anni di attesa.

baseball red sox - yankees
La rivalità tra le due franchigie è la più intensa nel baseball americano

Conoscevi questa leggenda sportiva? Ne conosci altre? Faccelo sapere nei commenti!